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Marcel Wanders studio

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Quando vi siete resi conto che volevate diventare designer?

MW: Mercoledì 16 giugno 1982 alle 11:32, quando mi hanno cacciato dalla Design Academy Eindhoven.

GC: Durante una spedizione archeologica durata 4 mesi nel deserto del Kurdistan. Prima del design ero un grande appassionato di culture e oggetti antichi. Nel corso di questa esperienza abbiamo scoperto reperti del 3000 a.C.: sono rimasto sbalordito dalla bellezza e dalla ricchezza che avevo tra le mani dopo 5000 anni e pensavo a quanto fosse straordinario che gli oggetti potessero rivelare così tanto del passato raccontando culture, abitudini, artigianato e arte. Da quel momento ho iniziato a maturare l'idea di creare oggetti belli per le nostre necessità quotidiane che narrassero allo stesso tempo storie significative che scopriranno poi le generazioni future.


Cos’è per voi la luce artificiale?

MW: La luce artificiale è la luce creata intenzionalmente dall'essere umano, io considero le creazioni umane un fenomeno naturale, quindi "per me la luce artificiale è naturale".

GC: La luce non è artificiale o naturale. Esistono diverse fonti di luce. Dal momento che la natura ha le sue fonti, ad esempio il sole e le stelle, che definiscono i cicli vitali, noi abbiamo creato le nostre fonti per illuminare le nostre vite, i nostri oggetti e i nostri ambenti e per sfuggire al buio.


Perché vi piace lavorare con Flos?

MW: "Imparo dai migliori".

GC: Flos è l'azienda di illuminazione più creativa, appassionata e innovativa che esista. La caratterizzano una precisione e una disciplina straordinarie e il suo essere in anticipo sui tempi, spingendosi oltre i limiti della tecnologia e delle tipologie al di là di quanto si possa immaginare. Le sfide di Flos valgono sempre la pena.


Qual è il prossimo oggetto che vorreste disegnare?

MW: Mi è sempre dispiaciuto che la Terra avesse un'unica luna solitaria, mi piacerebbe crearne altre due.

GC: Una collezione di abiti unisex.

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Marcel Wanders
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Gabriele Chiave

C’è un grande designer, artista o musicista che considerate un punto di riferimento nel vostro lavoro?

MW: Ho imparato da tantissimi creativi e non creativi, menzionarne solo uno sarebbe scortese. Preferisco dare il giusto riconoscimento a tutti i creativi e le creative che mi hanno ispirato.

GC: Sono molte le forme di arte che hanno probabilmente influenzato me e il mio lavoro in modi e tempi diversi. Ritengo comunque che a influenzare fortemente il lavoro che facciamo oggi siano stati alcuni incontri ed esperienze incredibili con i nostri clienti e la visione, le conoscenze, il retaggio e le esperienze che ci hanno trasmesso.